La comunicazione nel mondo del lavoro, oggi.

Comunicare è indispensabile e, mai come oggi, si comunica sempre, in ogni momento della giornata. Breaknews, giornali, internet, social media, messaggistica, telefonate e videocall.
È scientificamente provato che in quest’epoca si hanno stimoli in quantità enormi: in una giornata riceviamo e diamo informazioni quanto una persona del secolo scorso usava fare in anni della sua esistenza.
Eppure, mai come ora si rivela una necessità di comunicare mai avvertita prima, perché in realtà c’è molta velocità, pochissimo riscontro reale e un ascolto quasi nullo.
Nelle correnti di psicologia umanistica si sono creati vari approcci di comunicazione e tra questi uno in particolare: la Comunicazione Non Violenta (CNV, o NVC in Inglese).

Personalmente sono innamorata di questa tecnica, che ho approfondito molto, perché unisce più elementi e aiuta fortemente le persone a sgravarsi da strati di ideologie per raggiungere la chiarezza.
Chiarezza. Una parola semplice, ma d'impatto.
Quando raggiungiamo la chiarezza nella nostra comunicazione, otteniamo nell’immediato  un effetto di rilassamento fisico e di apertura mentale, ci sentiamo più disponibili, cosa che  spesso permette di ricevere risposte più sicure e veloci.

Il protocollo della CNV aiuta a liberarsi da schemi mentali di ripetizione, eccesso, drammatizzazione, confusione a livello mentale ed emozionale. Mi piace perché è vicina alla meditazione e alle pratiche mindfulness: partiamo dai fatti, da ciò che è nel presente, perché solo così riusciamo a sintetizzare ed esprimere il nostro sentire. 

Sì, il Sentire.
Non il Pensare. 

Sentire è avvicinarsi all’ascolto di sé, del proprio corpo e del proprio vissuto. Sentire è spostarsi dalla mente confusa per realizzare ciò che è a portata di mano, ciò che è vicino e immediato. Possiamo allora dire: "Mi rendo conto di…" anziché : “penso che sia…
Il contributo è nell’energia che viene espressa.
Il “Mi rendo conto di" porta a esporre chi siamo, porta una realtà e la mette a disposizione, la comunica. 
Il “penso che sia”, invece, sposta e rende il fatto meno concreto, l’attenzione vaga in tempi non definiti, va da sé che crea diluizione e attesa di un qualcosa che non si capisce, generando risposte (anche) emozionali di impazienza e disinteresse.

Dicevo che sono innamorata della CNV perché mi aiuta moltissimo ad essere dove sono e a ricondurmi a dei fatti. Il vedere i fatti mi porta a sentire e ascoltare le risposte che ho, lasciando perdere i giudizi e le preferenze. Vado in ascolto di me, di chi sono in quel preciso momento.
Da questo spazio e presa di coscienza nasce la risposta, il bisogno che ho in quel preciso  momento, per rendermi conto che sì, proprio dentro di me, c’è un’esigenza inespressa che chiama attenzione.
Sono disponibile a darle attenzione, la accetto.
Ecco che il bisogno espresso si trasforma in comunicazione ed esce da me per entrare in contatto anche con l’altra persona o con il gruppo di persone.
Non so che cosa diranno o faranno di ciò che ho comunicato, ma so che potremo partire da questo punto. Un punto di chiarezza.

Nella CNV arrivo ad esprimermi, a comunicare e così facendo so che è più probabile che ciò che ho bisogno di esprimere venga ricevuto in modo semplice. 
Si abbattono le aggressività, le tensioni che stanno alla base dei bisogno inespressi.
Sono maggiormente tranquilla e genero tranquillità.

La comunicazione nel mondo del lavoro.

Un punto interessante di riflessione.
Spesso osservo quanto, in questo contesto, la tecnologia stia minando fortemente la capacità di parlare e discutere, mettersi in gioco e riuscire a trovare soluzioni.

Problem solving è un'espressione ormai entrata nel lessico quotidiano, anche se, purtroppo, spesso di "risoluzioni" (solving) non se ne vede traccia.
Rimango esterrefatta dalle laconiche risposte “non so, è il sistema che si è inceppato o non funziona o chiede dati che non si hanno."
Per ovviare a queste impasse è bene fermarsi, ricordarsi delle capacità che abbiamo e che possiamo mettere in atto.

Nel mondo del lavoro è importante iniziare a constatare che abbiamo a che fare con altri esseri umani che, come noi, sono sottoposti a moltissime sollecitazioni e che magari, proprio quel momento, hanno l'attenzione altrove. Magari c’è un mal di testa, o un pensiero che va al bambino a scuola, o a un compito da svolgere che richiede una particolare concentrazione.

Quando impariamo le basi della Comunicazione Non Violenta iniziamo con l’osservare i fatti, senza valutazioni personali. Questo permette di sfrondare giudizi che si interpongono tra noi e la situazione e/o la persona, giudizi che, anche velati, provocano risposte di difesa e sospetto.

Ad esempio: posso sentirmi trascurata perché non mi dedichi abbastanza tempo.
Se dico: “raramente tu mi dai ciò che vorrei” provoca risentimento, è già un dato di fatto e una presa di posizione. 
In alternativa posso dire: “ Ho osservato che negli ultimi tempi mi hai detto che non volevi fare ciò che chiedevo”.
Questo porta l’altra persona a prendere atto del suo comportamento e capire che si è creato un disagio nella relazione.
Nell’ambiente di lavoro, questa seconda possibilità apre un dialogo, dove si possono prendere in considerazione i fattori che sono intervenuti e non hanno dato la possibilità di rispondere alla mia richiesta.

La Comunicazione Non Violenta ci porta ad imparare dei passi, semplici, che ci permettono di riformulare le nostre richieste e la nostra comunicazione.
È davvero imparare una nuova lingua e il vantaggio è che, basandosi non solo sulla razionalità, ma anche sull’ Intelligenza Emotiva, la comunicazione diventa più chiara ed efficace, espande anziché contrarre, porta a risultati anziché a chiusure.

La mia esperienza, come formatrice, trainer, supervisore, e, non ultimo, come persona, è di rinnovato interesse per gli altri e di costante curiosità nell’imparare a mettere in atto nuove domande e nuove risposte alle situazioni che incontro.

È mindfulness, presenza fluida, viva.

Le mie relazioni sono migliorate, il mio stato emotivo è equilibrato, e i feedback sono ottimi.
Comunicare bene non solo è soddisfacente, è vitale.
Fa di me una persona migliore, che incontra possibilità.

Elena Darshana

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